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Arbitrariamente umano Questo non è un lavoro sulla figura umana. O forse anche, ma in maniera assolutamente accidentale, arbitraria. E probabilmente proprio questa arbitrarietà, questa mancanza di certezza, è ciò che, in queste foto, maggiormente racconta a mio parere dell’essere umano che parrebbe esserne il soggetto. Ma questo se proprio lo si vuole. Questo poi. Perché una foto, come qualunque altra opera d’arte contemporanea, specie se informale e simbolica, altro non è che un punto sui cui uno sguardo si ferma più a lungo del solito (almeno se l’opera funziona), più lungo di un panorama molto più ampio nel quale rientrano per esempio i mezzi usati per produrla e la dimensione di circolazione dell’opera. Ecco dunque queste foto parlare necessariamente del digitale come nuovo strumento per raccontare il mondo, per creare tecnologia, cioè come l’uomo narra la tecnica che usa (e quindi in ultima istanza se stesso se attraverso questa tecnica cerca di comunicare). Un nuovo insieme di potenzialità estetiche e materiali dunque (la possibilità di riproduzione infinita e di circolazione immediata). Un nuovo rischio di dogmatizzazione sicuramente, di rivendicazioni circa il “giusto modo di…” (...fare una fotografia digitale, per esempio). Di questo vogliono parlare queste foto, delle potenzialità e dei rischi, della necessità di non prendersi sul serio perché in fondo se siamo umani lo siamo alquanto arbitrariamente. Arbitrario lo sguardo. Arbitraria la tecnica (tecnica? C’è chi rabbrividirebbe a vedere tempi e diaframmi fare a cazzotti in questo modo). Infine queste foto vogliono, attraverso la licenza non proprietaria che le accompagna, sottolineare come il processo di mercificazione di un’opera finisca col diventarne necessariamente la prima dimensione simbolica, impedendone l’accesso alla maggior parte delle persone, permettendo viceversa a chi la possiede di vederne prima il valore economico che la valenza artistica. Tutto ciò nella convinzione che l’arte contemporanea vada profondamente ripensata se non vuole perdere qualunque valore sociale e diventare un divertissement per pochi privilegiati.
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Il No Filter Festival è ideato e diretto dal gruppo DEAD MAN TALKING
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